Mercato del pesce
Quando entri al mercato del pesce per prima cosa senti i rumori e le voci, e ti sembra di ascoltare "Creuza de ma", poi sei colpito dal forte odore di pesce, tutto sa di pesce qui. E infine vedi: le cassette di polistirolo sporche di inchiostro di seppia, i pavimenti lavati a sguazzo, e ci sono gli uomini con facce di cartavetro, berretti con la visiera e mani dalle dita grosse e dure. Appena dentro sei accolto dalla moltitudine, stai per fare un bagno nel mare della più varia umanità. Sono le quattro di mattina ma non senti la stanchezza, il vociare, il movimento e il fascino di questo ambiente ti caricano. E sei dentro, anche se non conosci nessuno. Ci sono i capi banchetto che stanno seduti sopra degli scranni e da quella postazione sopraelevata osservano e controllano. Ogni tanto urlano "polpo 3 Kg, duecinquanta e 12", scrivono su un foglio che consegnano all'acquirente, prendono i soldi e danno il resto. C'è chi smista le casse di merluzzo, chi apre le branchie dei pesci più grandi, il camionista che carica. Osservi, fotografi sempre attento di non intralciare il rapido movimento dei carrelli e dei muletti. Ti chiedono per chi fai foto, ti raccontano "lavoro qui da quando avevo 12 anni", e ti mostrano una foto in bianco e nero ingiallita, ti dicono il nome e la provenienza dei pesci, scherzano. Sono le otto e devi andare a lavorare, esci e puzzi si pesce dalle scarpe all'ultimo capello, e sei contento.



